incomprensioni (filosofiche)

Tra le molte lettere di addio
sulle quali ho sprecato tanto tempo
tentando prolisse spiegazioni
(e me ne dolgo molto, me ne pento)
vorrei sceglierne una
che fosse breve, semplice e serena
senza sbaffi né macchie –
da aprirsi come limpida si apre
dopo una lunga pioggia
una mattina.

Vorrei che almeno nel congedo
tu mi capissi e mi fossi compagno,
finalmente come un vero amico
mi stringessi la mano
e come si usa nel saluto estremo
mi dessi idealmente, di lontano,
un bacio sulla fronte.

Ma avanzando negli anni, vedi,
ho appreso che la comprensione
non è data tra noi, esseri umani –
ci confonde, ci trae in inganno il fatto
che sembriamo simili l’uno all’altro.
Se alcuni avessero l’aspetto
di un elefante e altri di un gatto,
o di un pesce, non ci aspetteremmo
di capirci a vicenda – e chiare,
molto più vicine a ciò che sono
ci apparirebbero le cose.