memoria di un aprile (Shakespeare)

Ho conosciuto un tempo in cui la gioia
godei d'una compagna di giochi.
Tu eri in guerra quando lei preziosa
rese la tomba, troppo orgoglioso letto –
Disse addio alla luna (che pallida si fece
al suo partire) quando ciascuna
di noi contava undici anni.

Tu parli dell'amore tra Piritoo e Teseo;
il loro è più fondato, maturo e stagionato,
più legato al giudizio, e il bisogno che hanno
l'uno dell'altro si può dire che annaffi
le radici intrecciate del loro amore. Ma io
e lei, sospiro nel parlarne, eravamo innocenti:
ci amavamo perché ci amavamo, e come gli elementi
che non sanno né il come né il perché,
ma compongono rarità stupende, così
l'una per l'altra noi. Ciò che a lei piaceva
io lo facevo mio, e ciò che no, senza altra
discussione ripudiavo; il fiore che io coglievo
e mettevo tra i seni (che appena cominciavano allora
a sollevarsi intorno al boccio) oh, lei lo sospirava
finché non ne trovava un altro uguale, e lo poneva
nella stessa cuna innocente, dove nel profumo
morivano, come la Fenice; ogni mia treccia
era suo modello; i suoi vezzi – graziosi,
anche se, magari, indossati per caso – li adottavo
a mio massimo ornamento; se il mio orecchio
rubava qualche musica nuova, o improvvisando
mormoravo una mia melodia, su quell'aria
il suo spirito indugiava, anzi vi dimorava,
e poi la ricantava anche nel sonno.
                                   Questo racconto,
che ogni innocente mite può capire, nasce
quale frutto spurio del fervore antico,
e dice infine che l'amore vero
tra due ragazzine può essere più intenso
che quello tra l'uno e l'altro sesso.

(Chi parla, rivolgendosi alla sorella Ippolita, l'amazzone sposa di Teseo, è Emilia, uno dei personaggi de "I due nobili congiunti" di Shakespeare e Fletcher. Questo pezzo si direbbe proprio shakespeariano, anche perché riecheggia la rievocazione dell'amicizia tra Ermia ed Elena, le due ragazze di "Sogno d'una notte di mezza estate").

la mano del tintore

Oh, per mio amore, biasima la  Fortuna,
la dea che ha colpa dei miei atti vili,
lei che non offrì di meglio alla mia vita
che mezzi volgari, che fan volgari i modi.
Da lì mi viene al nome impresso un marchio,
da lì che la mia indole è asservita, come
la mano del tintore, a quello in cui lavora:
abbi pietà dunque e voglimi guarito
mentre io, docile paziente, pozioni
berrò d'aceto contro la mia infezione:
non penserò sia amaro alcun amaro
né nuova penitenza, per correggermi ancora.
Abbi pietà, dunque, amico caro, e ti assicuro
che  la tua pietà già basta e già mi cura.

Sonetto 111

O! for my sake do you with Fortune chide,
The guilty goddess of my harmful deeds,
That did not better for my life provide
Than public means which public manners breeds.
Thence comes it that my name receives a brand,
And almost thence my nature is subdued
To what it works in, like the dyer's hand:
Pity me, then, and wish I were renewed;
Whilst, like a willing patient, I will drink
Potions of eisell 'gainst my strong infection;
No bitterness that I will bitter think,
Nor double penance, to correct correction.
Pity me then, dear friend, and I assure ye,
Even that your pity is enough to cure me.

corso prematrimoniale

Io, Rosalinda, sarò più gelosa di un colombo di Barberia,
più chiassosa di un pappagallo quando sta per piovere,
più bizzarra di una scimmia, più frivola di una bertuccia.
Piangerò per niente, come una fontana,
e proprio quando tu avrai voglia di stare allegro;
riderò come una iena,  e proprio quando tu avrai voglia di dormire.

Ma la mia Rosalinda è savia…   (cerca di obiettare lui.)

Sicuro! Se no, le mancherebbe lo spirito di fare così.
Più una è intelligente, più è intrattabile.
Chiudi sotto chiave il suo spirito e uscirà dalla finestra.
Chiudi la finestra, e uscirà dal buco della serratura.
Tappa anche questo, e se ne uscirà con il fumo dal camino.

Allora  (tenta di scherzare lui) un uomo con una moglie così,
griderà: "Spirito, dove vai spirando, spirito?"

Mah, meglio che tu tenga in serbo questo grido
per quando incontrerai lo spirito di tua moglie
in viaggio verso il letto del vicino…

E che scusa intelligente troverebbe in tal caso il suo spirito?

O benedetto cielo! Direbbe che stava andando lì a cercare te!
Non la coglierai mai senza una risposta pronta,
a meno che non prendi una moglie senza lingua.
Ah, una donna che non sappia scaricare la sua colpa
sulle spalle del marito, meglio che non allatti mai suo figlio:
alleverebbe uno stupido.

(Shakespeare: Come vi piace, atto IV, scena I: nella foresta di Arden, Rosalinda travestita da ragazzo finge col suo innamorato un po' tontolone, che non l'ha riconosciuta, di recitare la parte di quella che realmente è, e di volerlo dissuadere dall'amore giocando ironicamnete con argomenti misogini).

spazzacamini

Non hai più da temere il solleone
né le furie rabbiose dell'inverno,
è finito il servizio tuo nel mondo,
ora sei a casa, e hai avuto la tua paga.
I ragazzi dorati anch'essi andranno
tutti, come spazzacamini, nella polvere.

Non temere più l'ira dei grandi,
sei al di là degli oltraggi dei tiranni.
Non affannarti più per cibo e vesti,
sono pari per te i giunchi alle querce.
Scettri, scienza, farmaci, ogni cosa
seguirà questa via fin nella polvere.

Non temere più bagliori e lampi
né più i tremendi tuoni roboanti,
né le calunnie più né le censure:
hai finito con la gioia e con il pianto.
Gli innamorati lievi, e gli altri amanti
a te verranno, tutti, nella polvere.

Nessun esorcismo mai ti nuoccia
né di streghe ti tocchi più l'incanto
né ti inseguano più fantasmi inquieti.
Nessun male può sfiorarti ormai
che ti consumi piano nella pace –
né la tua tomba sia dimenticata.

Shakespeare, Cimbelino, IV,ii

Sonetto 147

È una febbre il mio amore che sospira
per quello che prolunga e nutre il male
e si ciba di ciò che serba il morbo
per una fame ondivaga e non sana.
La ragione, che dall’amore cura,
irata di non essere seguita
mi ha lasciato, e ora vedo, e mi dispero,
che il desiderio è morte, che fugava.
Incurabile sono, né la ragione curo,
e frenetico folle, sempre più agitato,
penso e faccio discorsi quali i pazzi,
lontani dal vero, espressi a caso, vani:
ché bello io ti ho giurato, e t’ho pensato chiaro,
tu, come l’inferno nero, come la notte buio.

My love is as a fever longing still,
For that which longer nurseth the disease;
Feeding on that which doth preserve the ill,
The uncertain sickly appetite to please.
My reason, the physician to my love,
Angry that his prescriptions are not kept,
Hath left me, and I desperate now approve
Desire is death, which physic did except.
Past cure I am, now Reason is past care,
And frantic mad with evermore unrest;
My thoughts and my discourse as madmen’s are,
At random from the truth vainly expressed;
For I have sworn thee fair, and thought thee bright,
Who art as black as hell, as dark as night.

A dire la verità, questo sonetto appartiene alla serie dedicata alla Dark Lady e perciò bisognerebbe tradurrre al femminile (bella, chiara, nera, ecc.). Ma come si sa in inglese non si distingue il femminile dal maschile se non ci sono pronomi a segnalare il genere. Così mi sono presa la libertà di tradurre al maschile, perché non mi dispiace l’idea (che non è affatto peregrina) che l’angelico Fair Youth, il giovane biondo e bello, possa anche lui rivelarsi fosco e d’inferno. Le due figure, quella del giovane biondo e della dark lady, si sovrappongono e si specchiano l’una nell’altra.</font size)

innesti

Sonetto 15

Quando osservo che tutto ciò che sboccia
non rimane perfetto che un istante,
che questo palcoscenico non offre che apparenze
al commento e agli arcani influssi delle stelle;
quando vedo gli umani come piante,
dallo stesso cielo confortati e avversati,
in rigoglio gloriarsi, al culmine calare
e il fulgore che fu loro sperdere da memoria;
il pensiero di questa impermanenza allora
porta alla vista mia te al colmo di gioventù
mentre cospira il Tempo col Dissesto
per mutare il tuo giorno in notte immonda;
e per tuo amore, al Tempo faccio guerra,
e come lui ti spoglia, io in mia grafia ti innesto.

When I consider every thing that grows
Holds in perfection but a little moment,
That this huge stage presenteth nought but shows
Whereon the stars in secret influence comment;
When I perceive that men as plants increase,
Cheered and cheque’d even by the self-same sky,
Vaunt in their youthful sap, at height decrease,
And wear their brave state out of memory;
Then the conceit of this inconstant stay
Sets you most rich in youth before my sight,
Where wasteful Time debateth with Decay,
To change your day of youth to sullied night;
And all in war with Time for love of you,
As he takes from you, I engraft you new.

Oh, no

61

Sei tu a volere che l’immagine tua mi tenga aperte
le palpebre pesanti nella notte estenuata?
Sei tu ad esigere che nei rotti dormiveglia
ombre che sembrano te m’ingannino la vista?
Sei tu, che hai inviato il tuo spirito a spiare
così lontano da te tra le mie azioni,
per scovare vergogne ed ore vane in me,
bersaglio della tua gelosia? Oh no, il tuo amore,
anche se è molto, non è così grande.
Mio è l’amore che mi tiene gli occhi svegli:
il mio proprio amore fedele che fuga il mio riposo
e fa la sentinella in tuo favore.
Per te io veglio, mentre tu stai sveglio altrove,
da me tanto lontano, troppo ad altri vicino.

Is it thy will thy image should keep open
My heavy eyelids to the weary night?
Dost thou desire my slumbers should be broken,
While shadows like to thee do mock my sight?
Is it thy spirit that thou send’st from thee
So far from home into my deeds to pry,
To find out shames and idle hours in me,
The scope and tenor of thy jealousy?
O, no! thy love, though much, is not so great:
It is my love that keeps mine eye awake;
Mine own true love that doth my rest defeat,
To play the watchman ever for thy sake:
For thee watch I whilst thou dost wake elsewhere,
From me far off, with others all too near.