senza senso

Sempre più ora mi pare
provvidenziale
il fatto che svanisca la memoria.
Io, per esempio, già non sono più
una testimone attendibile
della mia stessa storia. Altri,
con cui avere confronti,
non sono più rintracciabili.
Non saprei narrarla
(a chi interessa oltretutto?)
più di quanto sappia riferire la trama
dell’ultimo romanzo letto,
di cui non ricordo né la copertina
né l’autore. Mentirei,
scambierei i nomi dei personaggi,
il prima e il poi.
E poi.
Scomparire tra le tante coserelle
senza senso, è confortante
più di un perdono o di un’assoluzione:
permette, fin che si può, di godere
l’aria sulla pelle, e il cielo,
nubilo o sereno.

riflessi

Dei ricordi, dice Emma. Dei flash,
dettagli a volte – d’un pomeriggio,
di una passeggiata – quella volta
che in barca con papà bagnavo
il pane nell’acqua salata – gesti,
parole – come nuvole attraversano
i pensieri portando qualche cosa
di lieve e luminoso.
Forse invecchio, commenta.

Forse è questo, invecchiare: la distanza.
Anche prima, credo, tra i pensieri,
le attese del futuro, le battaglie
del presente, le gioie, le impazienze,
gli sconforti – la vita insomma
fino ai quaranta cinquant’anni –
passavano quelle stesse nuvole,
quei flash. Ma era diverso:
mi pensavo sempre in una stessa bolla
di tempo. I ricordi erano là, con me
– come i capelli, gli stessi di sempre
dall’infanzia, come la mia faccia,
come le mani, come tutto il corpo
in un continuum – come la realtà.

Ora quella bolla si è staccata.
Non mi appartiene più, vola lontana.
Sparirà. Ma intanto nella distanza
m’incantano i riflessi.

Andrea Zanzotto

De Senectute

Possibile che non mi sia dato
di compiere la più minuta
azione senza che il tempo
venga a riscuotere, usuraio atroce
la sua parte, con interessi
sempre più spropositati
esponenziali, demenziali,
ogni giorno di più
da capogiro
sempre più rapidi
rapienti capogiri?

Andrea Zanzotto
(da Conglomerati, Mondadori)

Si può ascoltare questa poesia letta dall'autore QUI, sul sito del Sole24ore.

discorsi di vecchi (la saggezza)

"Non si diventa saggi per vecchiaia
come fosse la saggezza il passaggio
a una fascia più alta di livello
per semplice e passiva anzianità.
Si diventa semmai solo più stanchi,
depressi, chi ne aveva la tendenza,
più avari e concentrati su se stessi,
sui movimenti del tubo digerente,
sui malumori, sui magri risparmi,
diffidenti, amari, pieni di rimpianti,
impazienti d'ogni contrarietà,
sordi a tutti gli affetti e alla bellezza.
L'umiliazione come la sofferenza
abbatte chi la prova e lo sconforta.
Solo pochi, i curiosi della vita,
i capaci di amore, sanno a volte,
per un lungo esercizio di alchimia,
trasmutarne in oro la miseria.
'A chi ha sarà dato', disse un saggio
– lui aveva trent'anni, va notato –
'e tutto a chi non ha sarà tolto,
anche il poco che ha'. Non lo capivo
un tempo, mi pareva crudele,
ma ora so che intendeva l'amore,
che è la sola sapienza della vita."
Così dice l'avvocato, il buon vicino
della scala accanto, che di notte
pensa alla morte e non teme
di confessarmi che  gli fa paura.

discorsi di vecchi (un altro ancora)

"Sempre più spesso tornano di notte
le immagini remote" – dice piano,
che la figlia in cucina non lo senta –
"di antichi compagni, donne amate,
amici persi da decenni e quasi
dimenticati – ah, i ricordi – la vita
scivolata, sparita alle mie spalle.
E ripenso a mia madre, la ragazza
di cui non so nulla altro che il nome.
Angela si chiamava: ora le parlo
come mai prima, e quasi ne indovino
l'ombra dentro il silenzio, in controluce –
Sono oramai di là più o meno tutti
quelli con cui ho diviso la mia storia.
Quando tornerò infine in mezzo a loro,
sarà per me come riavere il mio,
e riavvolgere il nastro della vita."

un altro sapiente

"Sono vecchio: alla mia età l'inverno
stringe il cuore, e dà pensieri tetri.
Anche la fede soffre mutamento:
dilagano i dubbi – e le risposte,
che in gioventù erano sempre pronte,
sono tarde a venire e faticose
– e talvolta non vengono per niente."

Parla di sé Enzo Bianchi, uomo buono.
Ed è miracolo e grazia – tanto più
che accade in uno studio luccicante,
in TV, dove passa di tutto
e assai di rado la bontà sapiente.
Ed è sollievo, emozione, per me,
che ho visto trapassare tanti inverni
quanti ne ha conosciuti lui, neonato
battezzato col vino del 43,
sentirlo dire con parole vere
di un sentimento ch'è bandito sempre,
che solleva ripulsa, ed è negato,
rimproverato come una menzogna,
se mai lo si confida ingenuamente,
credendo di parlare ad un amico.
Perché dirsi vecchi oggi è vietato
– è condizione da vivere in segreto,
come una vergogna solitaria,
fingendosene estranei, non turbati,
o quanto meno portatori indenni,
mimetizzati dai capelli tinti.

No, questo freddo amaro dell'inverno
non chiede consolazioni
né vane speranze a buon mercato:
ma la fraternità di qualche sguardo
in cui si riconosca il nostro inquieto,
e che cerchi con noi, con noi domandi.