(Ci voleva la pioggia, le sue righe,
per tentare di tornare
a pensare di scrivere
– e almeno avviare i preliminari
inscenando un po’ di pulizia,
scopando la polvere e gli insetti,
sgombrando il piano della scrivania.)

 

Ai fiochi lumi delle quattro
nell’estremo fondo della notte
si alza la schiera brancolante
degli anziani
per raggiungere – tra le insidie
di infide ciabatte sonnacchiose
e di porte malchiuse –
i lisci bagni ostili
sostenendosi ai muri con le mani.

Ogni mattino la diversa luce,
il più o il meno
di densità dei grigi, la forma
delle nuvole, il dilagare
dell’oro o della nebbia
sugli zuccheri del notturno gelo
o i teli radi o spessi della pioggia.
Ci si addestra a salire
verso la terza cantica
–  già si smarriscono i contorni
e quasi è ombra mentre sfuma
la terra, e tutto è cielo.

Inganna anche gli uccelli oltre che i fiori
questa lieta domenica di sole
e ne senti i ticchettii e i trilli
e i cinguettii dai pini e dagli allori
mentre cammini sotto i vecchi tigli
che buttano germogli alle radici
tra il giallo sparso a terra delle foglie.