sogno shakespeariano

Spariti i poteri magici dei sogni,
ci si ritrova nel mattino
soli con le nostre pover forze,
deboli, quasi inutili,  impotenti
come Prospero dopo la rinuncia
– le cui parole tornano insistenti
a occuparmi la mente nel risveglio,
unica traccia di un sogno svanito.

In penombra nel grande stanzone,
seduti su sedie di paglia
– chi dietro spogli tavoloni
chi in angoli scuri – i miei fantasmi
stanno  inerti come antichi portinai
a sera negli androni di palazzi
svuotati da traslochi.
Ninente più voglia di inventare storie
di interpretare trame
e mettermi in scena almeno un sogno
tale da potersi rinarrare.
Tanto, dice uno, quando poi ti svegli
non li ricordi più come una volta.

Ho scritto questa notte una poesia
in un sogno al confine col mattino,
e lottavo nei versi del finale
contro sciami di rime inanellate,
di cui rimase infine, solitaria
una sui mulinelli che nell’ acqua
faceva un ragazzetto con la lenza,
mentre il sole saliva oltre i cancelli
e  flebili i fantasmi nella stanza
svanivano, cedendo al nulla quieti.

Per il weekend, visto che noi
mai ritorniamo a lei,
s’è mossa la montagna
per portare nelle nostre vie
la vastità della sua pioggia quieta
e il fruscio fresco delle foglie
e odore d’erbe e di aghi di pino
………………………………

Si son svegliate presto le cicale
stamattina. E infatti scende
opaco, a soffocare il sole
e a farne un’ombra,
un fiato che ottunde ogni pensiero
– sicché altro non resta
che ritmare a mo’ di mantra
qualche oscuro sacramento 
o familiare imprecazione fiacca.

 

 

Luna diurna che sali in trasparenza
invasa dall’azzurro del mattino,
verrebbe da pregarti, raccontarti
– non fossi tu così distante
così alta e sempre indifferente.
Si può solo guardarti, come il cielo
– senza chiedere niente.

Dopo l’ultima svolta alla rotonda
il profumo notturno dei tigli
e la luna, alta sulla via –
che mi segue poi a casa, e la ritrovo
oltre i soliti tetti, alla finestra
dei nostri appuntamenti –
sono anni che, puntuale
secondo prestabiliti itinerari,
sempre ritorna
a orari mutevoli ed esatti
– e non saprei della mia vita infine
dire altro che questo suo tornare
secondo le promesse
tra gli alberi e le antenne
sempre fedele nella ricordanza.