Ed eccoli gli Alieni, occhi lucenti,
sbarcati tra noi dai loro mondi:
sono i poveri di ogni continente,
che vengono alle nostre porte –
e noi, allevati negli insegnamenti
dei film di fantascienza americani,
li combattiamo, gli facciamo guerra
come se le ingiustizie della terra
fossero loro colpa e noi innocenti.
*
Erano belli i tempi in cui i bambini
dai ventri gonfi, le madri prosciugate,
i lebbrosi mangiati dalle mosche
se ne stavano altrove, oltre i confini,
di là dal mare, nei loro deserti,
lontani dagli occhi, sì che il cuore
s’illudesse di non esser duro
per un’astratta confortante pena.

Tutto finito. Ora i poveri sanno
che non è destino morire in abbandono,
che si può migrare dal deserto
che gli invade le terre, e tentare
la vita in regioni più felici.

E da noi finisce, alla prova dei fatti,
la breve stagione dei diritti dell’uomo,
del welfare e del pensiero
di un mondo più fraterno, meno ingiusto
visto a distanza nel tempo dei figli.
Da noi ora ci si arrocca a difesa
dei beni accumulati e del privilegio
d’essere nati con miglior fortuna.
Avanza nuovamente l’era
del bussate e non vi sarà aperto
e torna in auge la maniera forte,
il rimpianto per i Bava Beccaris.

E il gregge dei poveri nostrani,
spinto ai margini d’un pascolo precario,
plaude e segue chi lo guida e ringhia,
non contro chi lo preda e s’arricchisce,
ma contro gli altri più poveri e infelici.

 

 

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