sintesi

Si è introdotto in casa senza invito,
in sordina, quasi di soppiatto
ma insistente come chiedesse asilo,
ragazzino misero e sfrontato,
bocca viziosa e corpo di bambino.
M’ha fatto pena,
e gli ho dato per cena il piatto
apparecchiato per mio figlio
con il posto alla tavola e in cucina.

Si accampava poi con lui una banda
di gente brutta, lumpen suoi parenti
– o suoi riflessi, suoi travestimenti.
Melliflui ammirativi ed invidiosi,
senza riguardi giravano le stanze
– anche le più segrete, anche la mia,
dove giaceva tra bianchi lenzuoli
da secoli mia madre,
la sua spoglia dolente, non sepolta.

Se ne andavano infine, non so come
– forse evocando io la polizia.
Scendevano pesanti per le scale
– per ultimo il ragazzo,
e a lui davo in dono delle mele,
per viatico, povero passeraccio.

Il sogno – a differenza della storia
che fu triste e piena di sgomento –
aveva un lieto fine in riva al mare
con me che raccontavo al commissario
Malinconico – o forse Metaforico –
tutta quest’avventura, al cellulare
– e lui che invisibile e paterno
mi diceva Bene, Signora, brava,
s’è comportata veramente bene
mentre una barca bianca con le vele
veniva a riva nell’alba veneziana.

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