compagno

Sala piena alla Fornace questa sera.
C’era D’Alema e molti altri canuti.
Una trepidazione cauta, il senso
di qualche cosa che piano riaffiora.
Compagni, a stento riconoscibili
oltre le ragnatele di tanti anni.

Oggi quello con cui allora camminavo
la città per lungo e per traverso
discutendo dell’universo mondo,
affronta non so quali sogni
mentre gli van frugando il cuore
e lo rammendano.
Conosco il profilo del suo sonno
con gli occhi semiaperti.

Di questa sera, al risveglio,
gli direi soltanto cose marginali:
non i discorsi, la difficile fiducia,
il pessimismo della ragione
e il fiato corto della volontà.
Gli racconterei
di quei poliziotti, cinque o sei
ragazzi che la divisa rende antichi,
che in terrazza chiacchierano quieti
contro la balaustra,
con l’aria d’essere in vacanza
al paese, sulla piazza,
ed io che gli indico la luna,
alta sui palazzoni
– una falce sottile, vaporosa.
Vorrei che sorridesse sotto i baffi.

3 thoughts on “compagno

  1. Nidia ha detto:

    Che bei pensieri e ricordi! Vola il tempo, ci cambia; a volte rende irriconoscibili coloro che ci erano familiari e ci paiono familiari persone appena conosciute. A volte il passato ci sembra più tenero e dolce di quello che davvero era. Ci siamo ancora, che fino straordinario la vita!

  2. arden ha detto:

    Cara Nidia. Davvero cara.

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