Se, dopo giornate irresolute,
ombrose, ripiegate su se stesse,
mi affaccio a sera a cercare le stelle
nel cielo ripulito dalla pioggia,
poche ne vedo e a stento,
sparse come per una diaspora,
pallide, lontane una dall’altra,
e come decimate da moria.

Troppe luci qui in basso
– dove non è che una leggenda o fiaba
la Via Lattea, e non si sa più davvero
cosa sia il buio, il silenzio profondo
e lo stupore.

Eppure anche quelle poche,
disperse in questo cielo troppo corto
ritagliato tra spigoli di tetti,
sono pur sempre indizi
dell’abisso del tempo e degli spazi
– come un filo di verde lascia a volte
immaginare in aride regioni
la pienezza amorosa delle fronde.

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