L’equilibrio difficile sul filo
che attraversa il vuoto delle estati,
una volta raggiunto,
dà l’ebrezza, se non proprio del volo,
di un galleggiare immemore
o di un levitare forse, come i santi.
Non si vorrebbe romperne l’incanto,
ricadere sul più bello al suolo
e far finta di niente, stare al gioco.

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