Ci si sveglia e pare di annegare
in un fiato di guano e di pozzanghere,
e pesa l’aria, striscia muso a terra
come un vecchio cane.

Nel livido mattino
né un fruscìo, né un sussurro
tra le foglie immobili dei tigli.
Sfinite persino le cicale.

Ronza basso il silenzio cittadino
graffiato da un gracchiare litigioso
di uccellacci, grifagni.

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