Poi, dopo il pranzo pasquale, le uova
le colombe, i conversari,
e gli ultimi saluti sulle scale,
tardivamente si leggono i giornali:
lontane stragi che nessuno piange,
quasi fossero eventi naturali,
o come se gli altri, fuori dai confini
in territori da anni devastati
fossero d’altra specie, non affine,
gente la cui sorte non ci tocca
manco quando si tratta di bambini –
basta che non vengano alla porta
con la pretesa che il problema loro
ci debba riguardare – quasi fosse vero
che l’uno siamo prossimo dell’altro.

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