Com’è costante il sole nelle uscite,
prevedibile nelle sue abitudini
– quasi come Kant:
ci si può regolare l’orologio.
Mai una deviazione dalla rotta:
è sempre dove deve, a fare luce,
mite violenta o fioca non importa,
nell’orario prescritto, puntuale,
senza grilli per la testa,
senza sorprese, indifferente ai giochi
e alle barricate delle nubi,
fermo nello scandire le giornate.

Non come te, mia luna, che compari
a volte di mattina a volte a sera
e sbuchi inattesa da un’arcata
o accompagni per strada in saliscendi –
e ti travesti, non sei mai la stessa,
rustica come un pezzo di polenta
o sottile e preziosa come piuma.
Anche tu segui rotte ben precise,
ma il tuo percorso almeno finge
d’inseguire il nastro di un capriccio,
e svanisce, evapora, riappare –
mentre tu vai navigando e danzi
e metti in scena ritorni e latitanze
e fughe – come in un romanzo.

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