viaggio

Come gechi, come omini di Escher
pallidi, tutti uguali, trasparenti,
salivano uno dopo l’altro
dai gradini d’una stazione metro.
Salivano moltiplicandosi incalzando,
come larve, come un’invasione.
Non so chi fossero. Io cercavo
solo di uscire, di andare al centro –
ma restavo in gallerie di marmo
sottoterra.
Una tricoteuse, guardiana di cessi
deserti, abbandonati: “Tutto chiuso”
diceva senza alzare gli occhi.
Avevo freddo.

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