finzioni

Si spaccia per il cuore dell’estate,
questo mese di ferie, rosseggiante
d’angurie e luminarie, sagre, stelle
cadenti, suicidii, temporali
tramonti e lamiere incandescenti,
sciagure, frane, innamoramenti,
e un addensarsi di formiche al mare.

Ma già tanto più corti sono i giorni –

la stagione si dà un’aria giovanile:
si ubriaca di sé, vuole stordire
nella vampa violenta e nel clamore
ossesso di cicale
il suo presentimento della fine
– ché l’autunno, si sa, già lo si sente,
la luce sulle foglie, verso sera,
ricorda un poco quella di settembre,
e non a caso si aspetta
la pioggia…

Non io, in verità.
Io, fin tanto che perdura, mi godo
il sentimento del passato
in quest’afa d’asfalto cittadina,
fingendomi in un film in bianco e nero
di quelli con un duro,
gangster o investigatore,
(sotto sotto un sentimentale)
e stanze con le veneziane ai vetri
e sul tavolo un ventilatore.

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