Come mi fossi trasferita
– non so per quale incantamento,
non ricordo se dopo un’eruzione,
un incendio o magari un terremoto –
in altro stato o in diversa regione,
vivo in una città che un po’ somiglia
alla mia, ma non è lei,
e mi illude,
mi conduce a vicoli ciechi,
a grandi slarghi di silenzio,
di estraneità, di esilio.

Nel fondo – non so se per imitazione
a causa dei neuroni a specchio,
o per altro mistero –
credo di essere morta.

Dovrei svuotare la casa
mi dico (anche tu lo dicevi
negli ultimi giorni), dare via
le mie cose, fare
tutto ciò che va fatto
dopo i funerali.
M’invento motivi razionali
per questo. Ma sospetto
che mi guidi quella volontà
che nasce in zone d’ombra, là dove
si prende tutto alla lettera.

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