agosto

…………….
Poi viene agosto. Da decenni
la città non si svuota.
Eppure chiudono
i giornalai, le farmacie,
i bar, i fornai, le tabaccherie,
i cinema, i librai…
Noi che non lasciamo la città
è come non ci fossimo,
ci aggiriamo ridotti a clandestini.
Per quanto numerosi, non contiamo:
non ci spetta più niente.
Meno che mai i trasporti.
Questi che sospirano qui sotto
a intervalli regolari
tra rantoli e singhiozzi,
sono gli ultimi bus.
Col nuovo mese, prenderne al volo uno
equivarrà a un terno vinto al lotto.

Ma, dice un mio vicino,
il fatto è che molti siamo vecchi:
graviamo sull’Inps, siamo uno spreco
per il servizio sanitario,
consumiamo poco, non viaggiamo…
Dunque se ci prende un colpo
di calore o di sole,
mentre attendiamo a una fermata,
o ci coglie lo scoraggiamento
se, per fare prima, a piedi
ci inerpichiamo su un cavalcavia,
pazienza: uno di meno
tutto di guadagnato.

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