L’odore delle stragi. Il nero
della morte esposta, oscena, i corpi
scomposti, il sangue raggrumato
tra i capelli, tra gli oggetti, per terra.
Esattamente questo – a quanto sembra –
attrae. Non solo l’arabo jihadista,
ma anche il ragazzo americano
che spara ai suoi compagni in classe
o ai neri, o a un nemico purchessia
– come anche il norvegese che con calma
stermina i socialisti.

Soffrono di nostalgia.

Per millenni, da sempre,
si sono innalzati monumenti
in bronzo o in versi
e consegnati allori
a giovani così, disposti a dare
la morte a costo della vita –
basta fornirgli una causa, sostenuta
da qualche potere o ideologia.

A quanti occhi oggi appare
già aureolato di gloria
l’assassino che, ripreso di spalle,
cammina con passo tranquillo
sotto il sole, avviato
al destino suo di morte,
coi bermuda da giovane in vacanza,
e il fucile?

Non pochi.
Perché molti sono gli infelici.

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