incontro platonico

Ho fatto finta di non averlo visto,
mi sono nascosta tra i pilastri
fermandomi a guardare una vetrina,
anche ho cambiato strada,
ma ogni volta di nuovo l’incrociavo –
ed era proprio lui, senza alcun dubbio
– niente di più che un poveraccio sperso,
col borsello consunto che sbatteva
sulle gambette vecchie da ragazzo,
i piedi scalzi in luride ciabatte,
ricoperti d’una lebbra gialla,
la maglietta slabbrata sulla pancia,
e in faccia una smorfia svergognata
tra irrisione e disgusto.

Tutti sanno che amore è un accattone,
dorme per terra a cielo aperto in strada,
non è bello, anzi è ispido e scontroso.
Ma finire ridotto in questo modo –
povero amore, chi l’avrebbe detto?

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