un’altra elegia

È come andare in pensione,
e chiudere per sempre una storia
lunga quasi una vita,
smettere di avere un’auto.

Affacciarsi al balcone
e non trovarla al suo solito posto,
non poter più dire a nessuno
“passo a prenderti” –
e soprattutto:
togliersi dalla testa certi spazi
quasi senza limiti, dividersi
dall’immagine autosufficiente di se stessi
nei gesti della guida
– qui intorno o lungo la penisola,
il bambino nel seggiolino dietro
(c’era una volta un re, seduto sul sofà),
o soli con i propri pensieri,
mentre ai lati sfilano capannoni,
alberi, case, campi,
fantasmi di montagne
– e lunghi tramonti, file di fanali
sui ponti nel crepuscolo – e lune,
inaspettate, sulle gobbe dei Colli.
…………………………
Mah, sono immagini in fondo del passato.
Non parliamone più.

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