Paro

C’è il pupazzo che non risponde
ai baci e alle carezze
e resta inerte, né se lo chiami
mostra di sentire – e ti deprimi,
ti passa la poesia, ti si smorza
il poco che ti resta di cervello.
E poi c’è quello invece
che reagisce, si muove, fa le fusa,
se ti rivolgi a lui si volta,
ti ascolta. Meglio sarebbe certo
un nipotino o un gatto
o un fidanzato per tenere accesa
qualche scintilla ancora nel cervello.
Ma in alternativa
anche solo un Paro basterebbe
– chi lo sa – forse persino
a risvegliare la mia Musa.

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