un sonetto ancora

Sei ai miei pensieri come alla vita il cibo,
o alla terra le dolci piogge di stagione;
e per la pace tua, in conflitto vivo,
come accade all’avaro coi suoi beni,
di goderne ora fiero, e poi d’un tratto
ansioso che ladro rubi il tempo il suo tesoro,
preferendo ora io con te essere solo,
e ora che veda il mondo la mia gioia;
satollo a volte del banchetto di tua vista,
e in breve poi affamato d’uno sguardo,
non possedendo o inseguendo altro diletto
che quello avuto o che da te mi attendo.
Così giorno per giorno mi sfinisco e mi sazio,
o tutto divorando, o digiuno del tutto.

(Shakespeare, son.75)

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