un sogno ancora

Si migrava stanotte in lunghi treni
e nelle soste i compagni di viaggio
– tutti anziani in vecchi abiti da festa –
imbandivano mense improvvisate
con formaggi e pane e vino e uova
cavati da fagotti e da cartoni.
Qualcuno narrava antiche storie,
aneddoti bizzarri, divertenti,
nominando persone del passato
simili nel nome ai discendenti
lasciati in chissà quali stazioni
di lontane città, perse in pianure
di autostrade rotonde e capannoni.
E riappariva con il loro nome
la figura, fissata dentro un gesto,
un luccicare d’occhi o di capelli,
lo svoltare d’un passo. Le madri
facevano la spola dentro e fuori,
limitandosi a sorridere.

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