Nelle ore più morte della notte,
quando non passa più nemmeno un’auto
né si ode alcun suono dalla via
– solo, di lontano, il solito continuo
fruscìo di fondo, come il ruotare a vuoto
del mondo che si perde in abbandono –
è dolce, quasi pare una fraterna
presenza silenziosa, la vista
di qualche finestra illuminata.
Così anche nell’infanzia,
quando le ombre inghiottivano la casa,
faceva compagnia prima del sonno
la quieta fessura di luce
che ci vegliava da un’altra stanza.

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