sui gradini

Come sembrano gravi e misteriose
le trentenni, benché quasi ragazzine
e anche spesso ridenti.
Potrebbero essere figlie – nipoti
addirittura – ma nessun consiglio
sarei capace di dar loro
– a parte qualche titolo di libro,
ammesso che mi aiuti la memoria.

Mi verrebbe al contrario da affidarmi
io piccola a loro, grandi invece,
distanti, eppure stranamente
così simili alle donne, alle mamme,
alle zie del tempo d’infanzia –
fresche braccia salde nella presa,
aspri capelli fitti sulla fronte,
bocche da cui cogliere racconti
– l’odore di una trama che si svolge
in altre stanze, a noi precluse.

Come quelle le rende misteriose
una specie di sapienza segreta
che le anima nel corpo negli occhi
nel respiro – un lievito interiore –
che le fa intente. Il salire
forse del pensiero di un figlio
– in attesa sui gradini degli anni.

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