Questa notte mi ha soccorso in sogno
l’immagine di un figlio, di un ragazzo
apparso non so da dove – scappato
di casa o dalla scuola forse,
o da una guerra tacita, remota.
Sotto la pioggia, in piedi sul terrazzo
attendeva che gli aprissi.
Era tutto bagnato. Poi in cucina
mentre gli riscaldavo il latte,
ci scambiavamo brevi frasi, parole
colte al volo per antica confidenza,
cenni aerei di carezza,
un luccichio negli occhi –
e ce ne andavamo poi affiancati,
molto ridendo e sorridendo insieme,
ogni tanto sfiorandoci la spalla,
lungo strade bagnate, sotto un cielo
che già si schiariva nella sera.

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