forcine

Tra i mattini e le sere lungo il giorno
mi vanno scivolando via i pensieri
senza che me ne accorga
– li perdo dalla testa
come da ragazza camminando
perdevo dai capelli le forcine.

Alcuni, presto o tardi, li ritrovo
– posati con lo scialle su una sedia,
appesi alla maniglia di una porta,
in corridoio, nel bagno o sul cuscino
e persino talvolta nelle scarpe.
Di altri non resta invece più che un’orma,
un palpito brevissimo nell’aria,
l’impressione nell’angolo dell’occhio
del volo di una mosca
che rapido si spegne nello sfondo,
e poi più niente. Neanche
il vano di un’assenza.

Prosegue intanto il mondo la sua corsa
tra albe e tramonti e notti buie,
mentre, senza che se ne accorga,
gli andiamo scivolando dai pensieri
– e svanisce rapida ogni orma
del nostro passaggio nel suo sogno.

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