due punti di vista

Sii per la morte – e più lieve allora
ti sembrerà, lei e anche la vita.
Parla così alla vita: se ti perdo,
perdo una cosa cui solo uno sciocco
potrebbe attaccarsi. Non sei che fiato,
soggetto ai turbamenti celesti
che d’ora in ora affliggono il guscio
che ti contiene. Non sei che il giullare
della morte. Cerchi con i tuoi balzi
di sfuggirle, e non fai invece
che correrle incontro. Nobile non sei:
ricorri sempre a mezzi bassi
impastati di volgarità. Non sei valente:
basta a metterti in fuga la tenera
lingua biforcuta di un serpente.
Il tuo maggior sollievo è il sonno,
e lo cerchi infatti molto spesso,
tuttavia nutri un’assurda paura
della morte, che non è altro in fondo.
Per te stessa poi tu non sei niente.
Esisti solo come un aggregato di granelli
nati dalla polvere. Nè sei felice mai –
sempre in affanno per quello che non hai,
e ciò che possiedi, te lo scordi.
Non sei salda: la tua natura è schiava
delle strane influenze della luna.
La tua ricchezza non è che povertà:
sei come l’asino che in viaggio
porta il carico grave dei lingotti
che alla meta la morte gli rapina.
Non hai amici – persino i frutti
delle viscere tue, che ti chiamano
madre, usciti dal tuo ventre,
maledicono la gotta, la serpigine, la tisi
perché tardano a toglierti di torno.
Non hai gioventù né vecchiaia,
ma come in un dormiveglia dopopranzo
ne sogni soltanto: la tua gioventù vaga
si vorrebbe anziana e va mendicando
gli agi dell’età paralitica –
e alla fine ti trovi vecchia e ricca,
ma ormai non hai più né calore,
né affetti, né forze, né bellezza
per godere delle ricchezze.
Che c’è dopotutto in questa cosa
che chiamiamo vita? Le innumeri morti
che porta in sé nascoste – e noi
temiamo proprio quell’ultima
che ogni altra dissolve.

Sì. Ma morire, e andare non si sa dove,
irrigidirsi in un’ostruzione di gelo
e imputridire; il caldo moto dei sensi
ridotto a un duro grumo di terra;
il lieve spirito travolto in flutti
di fuoco oppure stretto nella morsa
rabbrividente del duro ghiaccio,
o rapito nella violenza senza requie
di ciechi venti, in turbine sospinto
intorno al mondo pendulo; o essere
peggio del peggiore di quelli
che pensieri sfrenati e senza forma
immaginano andarsene ululando –
è cosa, ah, troppo orrenda!
La più affannata e misera vita sulla terra
che età, dolori, miseria, prigionia
fanno penosa ai vivi, è un paradiso
rispetto all’orrore della morte.

(Shakespeare, Misura per misura, Atto III, sc.1. Il primo pezzo è il discorso di un verboso frate per indurre un giovane condannato ad accettare la morte. Il secondo è invece il pensiero del condannato stesso)

4 thoughts on “due punti di vista

  1. Brian ha detto:

    Pensieri molto densi, e attuali. Quelli che assai spesso mi faccio io, e credo tutti, alla fin fine. Shake era davvero un grande scrutatore dei moti dell’animo umano.

    • anna setari ha detto:

      La vita come i sogni d’un dormiveglia pomeridiano – quella è l’immagine poetica che più mi colpisce. Forse la sola davvero shakespeariana nel discorso del frate – che poi nemmeno era un vero frate, e per questo forse sciorinava nella sua lieta facondia tutta una serie di topoi filosofici, dove si mescolano visioni epicuree e cristiane (vedi l’aggregato di atomi, che però viene dalla polvere originaria).
      Quanto al discorso del giovane condannato a morte, mi piace soprattutto la prima parte: l’idea insopportabile, soprattutto per una persona nel pieno del suo vigore, del “blocco” e del marcire che comporta fisicamente il morire. Poi c’è qualcosa di dantesco, molto suggestivo – che si rifà a sua volta a classici latini. E non manca la conclusione in linea col pensiero espresso da Achille nell’Ade, secondo Omero.
      “Misura per misura” è particolarmente bello nella sua prima parte. Anche perché c’è una figura femminile – una giovane novizia, sorella del condannato – che si distingue per forza espressiva, per intelligenza e per coraggio. Spesso ci sono simili donne in Shakespeare, e ogni volta che le si incontra è una grande emozione.

  2. ermione64 ha detto:

    Anche incontrare te è stata per me una grande emozione. Un caro saluto da erm.

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