La voglia di sognare, così spesso
evocata in questi anni a destra e a manca
quasi fosse una buona premessa
per trovare rimedi ai molti mali,
non è in fondo che la voglia
di farsi ingannare – e di ingannarsi poi
negando che fu colpa nostra
l’esserci fatti menare per il naso
dagli acchiappacitrulli e dai cialtroni.
Il che consente
di ripetere l’errore all’infinito
come pesci che, vedendo spenzolare
il solito vermetto,
tornano sempre ad abboccare all’amo.
Con l’aggravante che in seguito noi,
finiti in padella o nella brace,
ci si auto proclama sognatori
quasi poeti, martiri, idealisti,
o vittime ignare ed innocenti,
e persino rivoluzionari, eroi
della sconfitta –
anziché puri e semplici coglioni
o, nel caso migliore, masochisti.

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