ancora un sogno

C’era un sicario questa notte in casa,
uno serio, molto professionale,
libero da passioni, venuto
a eliminare qualcuno ch’era chiuso
di là, nella mia stanza, al buio,
dentro il mio letto, credo – non ricordo
chi fosse, né il motivo – lo sapevo,
ma non mi ci fermavo col pensiero.

‘Fatto il fatto’, veniva a salutare
in cucina, calmo, simile a un amico,
e qui s’intratteneva ancora un poco
parlando e mangiando qualche noce,
ma in piedi e col cappotto,
come avesse qualche titubanza
sia a restare che a prendere congedo.
La camicia sul collo era macchiata
e gli dicevo: “Aspetta, te la lavo”.
Si spandeva dentro l’acqua il sangue
e si faceva rosa nel catino.
Impallidiva a questo punto il sogno
stingendosi in penombra
nel grigiore sfinito del mattino.

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