Una cicala, entrata di nascosto
non so come né quando, se ne è stata
a smaltire tra i cuscini una sbornia
di caldo o un altro eccesso,
finché a sera, scambiando forse
per il sole una modesta lampadina,
ha improvvisato un accompagnamento
straordinario al concerto jazz
che c’era in radio.
Non è stato un successo.
Sia pure piano, con delicatezza,
per non sciuparle il povero strumento,
fu messa alla porta e abbandonata
nelle tenebre, fuori –
là dove è pianto con stridor di denti.

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