Quando ancora sembra che il silenzio
sia intorno a noi assoluto
– anche se da lontano, al suo confine
l’accerchia un rumore di officina
o di motore – il tempo, forse,
che ruotando ci porta con la terra
chissà dove – in quel momento,
tra le quattro e le cinque di mattina,
mentre con un’ultima zanzara
vedi volare ancora un pipistrello,
è un sollievo pensare che non sei
ridotta ancora all’obbedienza,
bambina impotente un’altra volta:
sei ancora libera di alzarti,
e rimirare il cielo dal terrazzo
(due strisce di nuvole divise
dal primo pallore della luce
in cui si spegne una residua stella)
poi andare in cucina, farti il caffè,
riaprire il libro
lasciato ieri sera sul cuscino
– e uscire poi per strada e lungo i campi
nell’aria al primo sole tutta rosa.

4 thoughts on “

  1. Giovanni Monasteri ha detto:

    … Questo spaziare dal tempo cosmico, che coincide col moto della terra, al tempo ciclico della vita, ai gesti quotidiani; e l’approdo alla poesia, che affranca dalla schiavitù alla Macchina. Mi piace molto.
    Ti mando un saluto dal FreccaiaArgento, in viaggio da Roma a Venezia.

  2. linodigianni ha detto:

    conosco quei marciapedi tra le 4 e le cinque del mattino
    e li amo in ogni stagione, tranne quelle con le zanzare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...