“Ah, quelle belle estati d’una volta!
Non ci sono più, cara signora…”
È inutile obiettare che il lamento,
ripetuto da che mondo è mondo,
dichiara che mai ci sono state
quelle belle stagioni luminose
se non nel montaggio suggestivo
che ne fa la memoria.

Sono sempre al passato le dolcezze
e, tranne che talvolta nell’amore,
essere felici sembra un predicato
che di rado si accorda col presente:
gli si addice di più il tempo imperfetto
poiché sempre ci manca qualche cosa.
Ne segue ch’è facile alla fine
che, scivolando rapidi nell’ombra,
la vita osservata dalla coda
ci apparirà nel guizzo in cui ci sfugge
lucertola preziosa, unica gioia
– e allora sembrerà forse palese
che, come in quelle estati d’una volta
immerse tutte in una luce d’oro,
noi fummo in verità felici sempre
anche nell’affanno o nella noia.

6 thoughts on “

  1. Brian ha detto:

    Quasi operetta morale di leopardiana memoria, ma felicissima immagine quella della lucertola che pare guizzi tra i versi.

  2. giovanni monasteri ha detto:

    Sì. Concordo con Brian sulla lucertola. Ma anche la similitudine grammaticale non è male.
    E mi piace l’ottimismo della chiusa, anche se non la trovo consonante col mio stato d’animo. Noi (pluralis maiestatis) fummo per lo più scontenti sempre…

  3. Sicilia ha detto:

    forse perché l’estate è presente continuo pare un passato perfetto – qua meno che piove ogni poco ma a giugno credi facile che il sole torna :)

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