Non basta il solstizio o san Giovanni:
perché possa l’estate dirsi estate
deve esserci un bel sole spudorato,
nudo, crudele, che spacca le pietre
e non concede tregua fino a sera.
Ma la nostra pianura pudibonda
ha scelto una versione castigata
della bella stagione, e ci propina
un sole imbacuccato nel fustagno,
che per ipocondria e cattivo umore
affoga, temendo d’infreddarsi,
ogni corrente, ogni refolo d’aria,
e intento a suoi continui suffumigi
ci cuoce come gamberi al vapore.

6 thoughts on “

  1. Giovanni Monasteri ha detto:

    Sbaglio, o hai completamente riscritto una versione precedente? Questa è meglio. Un quadro espressionista in cui il sole imbacuccato nel fustagno, la pianura pudibonda e tutti gli arditissimi tropi che metti in campo rendono molto bene l’dea dell’afa che ottunde, soffoca, acceca.

  2. Brian ha detto:

    …ed è il rapido sol sul mezzogiorno,
    e versan fiamme le campagne bionde.

    Ma le giornate già si stanno accorciando. Sento già i primissimi germi autunnali, in questa estate incipiente. E intanto fugge, questo reo tempo..

    A me piaceva di più la versione senza San Giovanni, questa mi ricorda un po’ troppo le periferie di Sesto (San Giovanni, of course). Visione deformata dal mio affatto particolare punto di visione e di vista.

    • anna setari ha detto:

      Io pensavo ovviamente alla fatata notte di mezz’estate (chissà poi perché di mezza estate, se allora la stagione comincia? forse perché nell’nizio è già incluso il presentimento della fine, come tu dici).
      Oggi la giornata è bellissima. La pianura deve essersi offesa per essere stata chiamata pudibonda e si è affrettata ai restauri, togliendo un po’ di veli e di brache al sole – e lasciando libero il passaggio alle brezze sorridenti.

      • Brian ha detto:

        L’inizio “é” la fine. Non è un pensiero zen, questo. Nelle icone russe, le immagini della nascita di Cristo della grotta lo mostrano spesso avvolto in fasce che non sono bianche, ma giallastre, a prefigurare il sudario che lo avvolgerà nel sepolcro. Io sono Alfa e Omega.

  3. anna setari ha detto:

    Sì, certo. Il concetto dell’Alfa e dell’Omega comporta che anche la fine sia un inizio – e questo è il pensiero religioso.
    Più pedestremente io però direi che può finire solo qualche cosa che ha un inizio e dunque di ogni cosa che nasce noi sappiamo che, proprio perché è nata, è destinata a finire. Tuttavia, per quello che sappiamo della vita considerata in generale e non individualmente, la morte è necessaria al suo proseguimento (anche individualmente, del resto, il rinnovarsi delle cellule è un processo essenziale).

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