Un pomeriggio intero immersa
nei versi di Shakespeare
– tre ore di traffico in scena
con Antonio Cesare e Cleopatra –
nel continuo stupore,
rapita dalla loro bellezza
fino al pianto.

Poi, nel silenzio, spente
le ultime scie delle emozioni,
il battere dell’onda
del pentametro giambico felice
ancora per un poco a sé conforma
il ritmo del respiro,
del passo, del pensiero
– e accende in questo rasoterra
di esistenza quotidiana,
qualcosa del fulgore della vita.

3 thoughts on “

  1. Brian ha detto:

    E’ la magia della grande poesia. Il rasoterra comunque ormai è superato, abbiamo iniziato a scavare ormai.

  2. Giovanni Monasteri ha detto:

    Mi piace questa miracolosa facoltà della poesia di ‘conformare a sé il ritmo del passo, del respiro, dei pensieri. È una faccenda di sintonia, un fenomeno di risonanza. Tu mi sembri molto ben sintonizzata, sempre.

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