paese

Albano aggrumato oltre ‘u vosche,
paese di pietre scoscese,
di rocce scavate in preistoria
da acque o ciclopi,
paese di capre una volta, e di mosche,
paese di muli e discese
con piazze improvvise, nascoste,
paese racconto
che gira seguendo il giro del sole
e della memoria.

Come a una straniera mio nonno
mi indicava dal Monte al tramonto
gli altri paesi – oltre le toppe
ondulate, violette o brune di stoppie
– Anzi, Brindisi credo a ponente,
nomi che più non ricordo,
e di fronte, oltre un orto
e il Basento – o è la Camastra? – che inganna
perché pare salire ove scende e si perde –
le rocche di Pietrapertosa,
azzurri fantasmi nell’alba.

Non so se esiste, se ancora resiste
Albano, il paese cui torno nel sogno.
Cche vai truànno? mi chiede
– lo sguardo dei liquidi occhi
è quello di un animale, di un cane,
di un asino fermo alla porta.
L’addore dell’erbe, d’i stelle –
le chianche allisciate dai morti.

13 thoughts on “paese

  1. valentina.durso@unipd.it ha detto:

    Albano, il paese di pietre scoscese
    Albano, il paese cui torno nel sogno

    Hai scritto dei versi bellissimi; all’interrogare negli occhi di animali conosciuti dalle storie di Ulisse, si potrebbe rispondere A vvuie

  2. Giovanni Monasteri ha detto:

    Sì, bellissimi versi.
    Un sogno diverso, stavolta. E un tono diverso, un ritmo diverso, rispetto a tutta la precedente (e cospicua) produzione poetica di Arden. Nuovo anche il paesaggio, quel grumo di case arroccate, le chianche, quell’altro paese che pare dissolversi nella nebbia del sogno, o del ricordo. Commuove, specialmente, questo interrogare d’occhi d’animale.
    Avverto fortissime consonanze. Perchè questo paese, ça va sans dire, somiglia tanto al mio, al quale anch’io divento sempre più ‘’straniero’’ epperò… Cche vai truànno? Cos’hai cercato e trovato? Esattamente tutto ciò di cui si sostanzia questa poesia, e forse tanta parte della tua poesia. Anche la lingua (adesso la smetterai di dire che non hai una lingua ‘’madre’’, o una lingua padre).

  3. Brian ha detto:

    Ma chi mai ha poi un paese “suo”, Anna? Io, che vivo da mezzo secolo nel paese dove sono nato, non riconosco più i luoghi, le cose, le persone gli angoli dove stavo da piccolo. Ogni tanto mi pare di essere il soldato di Remarque, che torna a casa dal fronte e non riconosce i luoghi che gli appartenevano.
    Fatti salvi pochi attimi di spleen, come quel soldato ebbe del resto, rientrando in licenza dal fronte e avvicinandosi al “suo paese” in treno:

    “…Gli altri preparano i loro bagagli per scendere. Io vado balbettando, quasi inconsciamente, il nome delle strade che sorpassiamo… Giù passano biciclette, cani, uomini; ecco una strada grigia, con un oscuro sottopassaggio; ma mi commuove come la vista di mia madre…”

    • anna setari ha detto:

      È così, certo, Brian: i paesi si fanno irriconoscibili. Come noi del resto, mi pare.
      Anche Ulisse del resto non riconobbe Itaca quando si risvegliò sulla sua spiaggia – e dire che di certo era meno mutata in quei suoi vent’anni di assenza di quanto non siano mutati i nostri paesi sotto i nostri occhi in questi ultimi cinquant’anni.

      Io dico questo paese non-mio, tuttavia, perché i suoi ricordi – i suoi angoli, le sue pietre, le sue case, i portoni, le facce dei vecchi seduti sui gradini, l’odore del pane dai forni, non sono i ricordi della mia infanzia. La mia infanzia ricorda i pallidi soli di questa pianura, i canali di Padova, gli argini dove i cavalli trascinavano i barconi di carbone verso il gasometro, le frotte di biciclette come stormi terrestri al mattino, le nebbie, i lunghi tramonti – e anche questo non era fin da allora paese mio – non portava le impronte di padri e di nonni, parlava una lingua non mia.

  4. Sicilia ha detto:

    U’ vosche, los bosques? E a vvuie, buio? Cche vai truànno, che andi trovando? Dubito, ho quasi tutte le parole ancora per consultare però l’ha detto Monasteri, è tutto nuovo qua, irreconoscibile, molto molto bello

  5. ioviracconto ha detto:

    E’ bello ricordare i personali luoghi del cuore, seguendo la bellezza dei tuoi versi.

  6. valentina.durso@unipd.it ha detto:

    cara Anna, mandami per mail questa poesia perché vorrei conservarla. (Ho provato a copiarla dal blog, ma è venuto fuori un pasticcio)
    Baci

  7. libella ha detto:

    La poesia è bella. Dà l’idea di un quadro antico, di un’immutabile fissità. Una specie di paese archetipico.
    Mi fa pensare a quelle immagini (affreschi, stampe) in cui la madonna tiene un paese su un vassoio, e lo protegge sotto il suo manto

  8. anna setari ha detto:

    È un quadro abbandonato però, rovinato da incuria e rozzi restauri: un quadro che vive nella memoria e svanisce dalla tela.

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