Era già estate questa notte in sogno
ed io, felice dell’inverno breve,
ritornavo ai vestiti più leggeri
lasciati nell’armadio da trent’anni,
sorridendo tra me del brutto sogno
in cui il mondo pareva fosse inverno
ed io, pesante di non so che affanni,
mi risvegliavo stanca, e tutti bianchi
s’erano fatti i miei capelli neri.

9 thoughts on “

  1. Giovanni Monasteri ha detto:

    Tema non del tutto nuovo, nellla produzione poetica ardenesca. Ma qui siamo di fronte a un piccolo capolavoro. Davvero molto bella, questa poesia. Equilibrata, profonda, semplice appure complessa nella sua concezione e nella costruzione. Vediamo un po’: sognavi di essere giovane e di sognare di svegliarti non più giovane… Quindi, svegliandoti alla vera realtà, (ma quel è poi la realtà vera, si chiederebbe il protagonista de “la vita è sogno”, di Calderon de la Barca), hai sognato di aver sognato questo risveglio a questa realtà… Vertigonoso! Geniale!
    Mi fa venire in mente, oltre a C. de la Barca, quella storiella orientale dell’uomo che aveva sognato di essere una farfalla e al risveglio non sapeva se era un uomo che aveva sognato di essere una farfalla o una farfalla che stava sognando di essere un uomo.
    Accipicchia, ho scritto un commento lungo. Non succedeva da parecchio tempo.

  2. Brian ha detto:

    Io invece ho sognato Monasteri che sognava di commentare un post di Arden che sognava di tornare in estate. Poi mi sono sveglato e mi son ritrovato Calderon de la Barca… Per quant riguarda i cavej bianch, da nunch se diss: mej bianch che pelaa… :'(

    • anna setari ha detto:

      Da panche e da careghe
      modulando ossimòri
      nel calderon le streghe
      mischiano bianchi e mori
      barbe di capre e crape
      con e senza capelli
      spine di rose e rape
      e succo di cervelli
      spremuti nelle rime
      cavandone pozioni
      che danno per mangime
      con rospi e calabroni
      agli insonni sognanti
      ed ai poetessi stanchi.

  3. Brian ha detto:

    non son chi fui, perì
    de i cavej la gran parte
    mia, mi rimane l’arte
    inutile oggidì

    di spruzzare qui e lì
    sui blog e sulle carte
    non su venere e marte
    le rime, ma bensì

    cazzatelle di vita
    quotidiana, scorregge
    quasi crepuscolari,

    perchè la mia partita
    è ormai persa e non regge
    più legge di rimari.

  4. Giovanni Monasteri ha detto:

    Aristotele si sbagliava. Se la pianta è rigogliosa, il terreno è buono.
    Infatti io li ho folti e (quasi) tutti neri. Tièh!

    • anna setari ha detto:

      Non infierire con noi canuti e stempiati. Sono pronta a riconoscere che il tuo precedente commento era ottimo e abbondante – considerato che la tua testa spreca il più della sua linfa nel mantenere la sua chioma;-)))

    • Brian ha detto:

      Giovanni Monasteri
      belli-capelli detto,
      ciuffi lucenti e neri…
      Piliferi misteri

      ti rendono perfetto
      lassù dove un difetto
      non è, pare un Guarneri
      del Gesù con archetto

      La tua chioma, violini
      mirabili a vedersi…
      Ma qualcosa non torna

      Quegli abbondanti e tersi
      tricologici crini
      forse ascondono corna?

      PS E’ solo invidia, caro John, solo masculina invidia…

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