Se ripenso al tempo dell'infanzia,
mi pare che il senso di vecchiaia
e il freddo luttuoso dentro il petto,
l'assenza di speranza,
fossero allora – e se tornano adesso
non siano che memoria.
Come in quegli anni forse, al suono mesto
delle campane domenicali,
non era che ricordo
di un sogno che sfuggiva, indecifrato,
il tempo perduto della gioia.

4 thoughts on “

  1. anonimo ha detto:

    quanto mi sembrano espressivi due tipici suoni di campane, quelle scatenate quasi eccitate della pasqua, e quelle cadenzate a morto

    adesso a monaco abitiamo vicino a una chiesa cattolica che la domenica suona le campane per avvertire della messa: se mi capita di svegliarmi con il loro suono, mi sento trasportata alle mattine ad aci castello, quando prima di andare a mare bisognava andare a messa (abitino costumato, con le maniche mi raccomando)

    ciao cara

  2. arden ha detto:

    Queste campane padovane mi sono sempre parse malinconiche, scorate fino allo sconforto. Mi evocavano atmosfere da orfanotrofio…

  3. brianzolitudine ha detto:

    Il suono di campana più lacerante l'anima che mi sia mai capitato di sentire è quello che si ascolta quasi sempre, in sottofondo alla narrazione, ne l'Albero degli Zoccoli di Olmi. Festose o non, in quel film sono veramente il convitato di pietra di tutto il film. Suono splendido e terribile:





  4. arden ha detto:

    Quelle del primo video somigliano moltissimo alle padovane. Le altre sono proprio a morto, mi pare.
    Bellissimo film, L'albero degli zoccoli.

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