la caduta

Festeggiando l'unità d'Italia
tra sole e pioggia per le vie del centro
piene di folla lieta e di bandiere
– c'era in Prato persino un cavallo
e una canoa dentro la canaletta –
ho messo un piede in fallo
e son caduta dritta stesa a terra,
la tempia contro il porfido a quadretti,
donando un intermezzo d'emozione
agli astanti, pronti al soccorso
col ghiaccio, coi consigli, l'attenzione.
Per un attimo mi son vista morta,
e in un giorno di festa, banalmente,
senza manco la gloria d'un cavallo
e l'ode di un poeta a mia memoria.
Ma son sopravissuta – e adesso
so per prova d'avere la testa dura
più della roccia stessa.

8 thoughts on “la caduta

  1. colfavoredellenebbie ha detto:

    ma stai bene?

  2. proteus2000 ha detto:

    Per l'amor di dio, sei sicura di star bene?
    Comunque è un avvenimento epico. E puoi rimediarmi, come minimo, un'ode dal titolo "Ad Anna Setari caduta a Prato della Valle nel 150.mo anniversario dell'unità d'Italia".

  3. proteus2000 ha detto:

    Errata c.:
    "puoi rimediarci", non certo rimediarmi.

    La si può scrivere assieme ;

  4. arden ha detto:

    L'erba cattiva…   Zena;-))
    Se scrivo, vuol dire che non sto un gran che male.
    Del resto anche la Pallavicini sopravvisse, se non sbaglio.

    Proteus, l'ode però dovrebbe essere intitolata "Ad Anita caduta ecc.". Tuttavia, perdindirindina, mi parrebbe fuori luogo doverci (dovermi?) anche collaborare:-))

  5. anonimo ha detto:

    Pariniana…

    B.

    (tutto bene? se le serve uno specialista, le mando dal S. Raffaele il mio specialista di fiducia Dott. Z:) .

    :-)*

  6. anonimo ha detto:

    L'Abate ci aveva due @@ così, un grande. Non a caso, brianzolo doc.

    Quando Orion dal cielo
    declinando imperversa
    e pioggia e nevi e gelo
    sopra la terra ottenebrata versa,
     
    me spinto ne la iniqua
    stagione, infermo il piede,
    tra il fango e tra l'obliqua
    furia de' carri la città gir vede;
     
    e per avverso sasso
    mal fra gli altri sorgente
    o per lubrìco passo
    lungo il cammino stramazzar sovente.
     
    Ride il fanciullo; e gli occhi
    tosto gonfia commosso
    che il cubito o i ginocchi
    me scorge o il mento dal cader percosso.
     
    Altri accorre; e: – Oh infelice
    e di men crudo fato
    degno vate! – mi dice;
    e, seguendo il parlar, cinge il mio lato
     
    con la pietosa mano;
    e di terra mi toglie;
    e il cappel lordo e il vano
    baston dispersi ne la via raccoglie:
     
    – Te ricca di comune
    censo la patria loda;
    te sublime, te immune
    cigno da tempo che il tuo nome roda
     
    chiama gridando intorno;
    e te molesta incìta
    di poner fine al Giorno
    per cui cercato a lo stranier ti addita.
     
    Ed ecco il debil fianco
    per anni e per natura
    vai nel suolo pur anco
    fra il danno strascinando e la paura:
     
    né il sì lodato verso
    vile cocchio ti appresta
    che te salvi a traverso
    de' trivi dal furor de la tempesta.
     
    Sdegnosa anima! prendi
    prendi novo consiglio,
    se il già canuto intendi
    capo sottrarre a più fatal periglio.
     
    Congiunti tu non hai,
    non amiche, non ville
    che te far possan mai
    nell'urna del favor preporre a mille.
     
    Dunque per l'erte scale
    arrampica qual puoi;
    e fa' gli atri e le sale
    ogni giorno ulular de' pianti tuoi.
     
    O non cessar di porte
    fra lo stuol de' clienti,
    abbracciando le porte
    de gl'imi che comandano a i potenti;
     
    e lor mercé penètra
    ne' recessi de' grandi;
    e sopra la lor tetra
    noia le facezie e le novelle spandi.
     
    O, se tu sai, più astuto
    i cupi sentier trova
    colà dove nel muto
    aere il destin de' popoli si cova;
     
    e fingendo nova esca
    al pubblico guadagno
    l'onda sommovi e pesca
    insidioso nel turbato stagno.
     
    Ma chi giammai potrìa
    guarir tua mente illusa
    o trar per altra via
    te ostinato amator de la tua Musa?
     
    Lasciala: O, pari a vile
    mima, il pudore insulti,
    dilettando scurrile
    i bassi geni dietro al fasto occulti -.
     
    Mia bile, al fin costretta
    già troppo, dal profondo
    petto rompendo, getta
    impetuosa gli argini; e rispondo:
     
    – Chi sei tu che sostenti
    a me questo vetusto
    pondo e l'animo tenti
    prostrarmi a terra? Umano sei, non giusto.<br …

  7. anonimo ha detto:

    ACRONIMO

    Anita!
    Per festeggiar la Patria
    Ritressi il piè
    Ignota dea
    Totale
    Iroina

    Che lieti giorni
    Il Dio
    E gli uomi
    Lodando
    Ognor

  8. arden ha detto:

    O Cielo! o Dei! Al Parini
    non osavo pensarmi
    sì propinqua. Ahimé è vero
    che solo nei difetti
    e nell'infermo piede
    all'illustre famiglia
    dei grandi si somiglia.

    Grazie, Brian;-))

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