"Ora può innamorarsi quanto vuole…"
disse crudelmente il coiffeur, mostrando
l'opera sua al cliente nello specchio.
La giornata era bella – e lui davvero
s'era, povero vecchio, innamorato –
ma l'amore alla sua età è un colera
e la pena di chi ne è affetto, ai sani
dà solo ribrezzo, e fa grottesco
lo sventurato pure se ne muore.
Non è il caso nostro, ci diciamo:
in fondo noi siamo coraggiose,
non tingiamo i capelli, non fingiamo
affidandoci ai trucchi dei belletti
di avere ancora la freschezza antica.
Ma la bella giornata ci tradisce
lo stesso, e sempre ancora ci confonde –
ed è crudele come quel coiffeur
risvegliandoci in testa tardi grilli.

8 thoughts on “

  1. linodigianni ha detto:

    bella, d'afflato da Bardo:-)

  2. arden ha detto:

    Perché m'hai tu promesso una bella giornata
    facendomi uscir senza mantello
    per farmi sorprendere dal nuvolo per strada
    celando il tuo splendore nel lor fosco?
    Non basta che tu rompa tra le nubi
    ad asciugarmi il viso che la pioggia ha battuto,
    ché non si può dir bene di un rimedio
    che cura le ferite e non guarisce.
    La tua vergogna non medica il dolore:
    anche se sei pentito, ancora io sento il lutto.
    Il dispiacere di chi offende dà sollievo scarso
    a chi di dura offesa porta il carco.
    Ah, ma queste lacrime son perle del tuo amore,
    e son preziose, e son riscatto a tutto.

    (sonetto 34, del Nostro, che cerca sempre di illudersi contraddicendosi nel finale – ma non ci crede)

  3. SiciliaL ha detto:

    io invece ricordai la spiaggia del Lido nelle ultime ore di sole -al signore di Muerte en Venecia stingendo con la pioggia.
    Al meno i gridi non stingono – cantano dentro,  immuni all'intemperie e a se credi o meno in essi:. Se poi te li pettina il coiffeur, meglio ancora: ))

  4. AnnaSetari ha detto:

    Cara María, è vero i grilli non fanno colare giù il loro colore:-)

    Sarebbe però forse una cosa carina qualche ricciolo verde in mezzo ai bianchi: darebbe un tocco di stregoneria.

    La scena finale di Morte a Venezia è quella che per prima viene in mente nominando il film – a volte è anche l'unica: sintetizza tutto il film.
    Mi riprometto da un po' di tempo di rivederlo: sto facendo provvista di fazzoletti.

  5. colfavoredellenebbie ha detto:

    Sì, credo ci sia una forza  nella non-finzione, e non è rassegnazione.
    Orgoglio, piuttosto. Mica quello celebrativo, ma proprio quel coraggio di cui tu parli, il coraggio della congruenza.
    Piace l'inserimento poetico di uno sguardo esterno: dà un movimento vitale alla poesia.

  6. SiciliaL ha detto:

    minchia che lapsus!!! :)))

  7. AnnaSetari ha detto:

    È complicata tuttavia la non-finzione, Zena, perché a volte esiste una frattura, una differenza molto forte, anzi direi una contraddizione, tra ciò che si è dentro e come si appare. Il famoso "essere giovani dentro" si scontra non solo con l'aspetto (e come si riflette nello sguardo degli altri), ma anche con la stanchezza e con la difficoltà crescente o l'impossibilità fisiche di fare certe cose che da giovani parevano naturalissime. Sicché a volte sono proprio i capelli bianchi e un corpo che assume forma diversa e ingabbia, ad apparire maschere, armature posticce, o addiritura dei burka dietro i quali restiamo nascosti e impacciati, invisibili o fraintesi.

  8. AnnaSetari ha detto:

    Anche i gridi vanno bene però, María (i lapsus sono spesso molto utili): quei grilli a volte, anziché cantare, gridano poveretti:-)

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