Torneranno le albe grigie o rosa
e le sere coi cicli della luna
e il profumo dei tigli o delle acacie,
canterà ancora il merlo e l'usignolo,
ma il nostro corpo non sarà più noi.
L'abbiamo visto in altri, ma il pensiero
non lo sa immaginare dall'interno,
si spaura al confine col silenzio,
pur tornando a cercarne la figura
come una vespa l'aria contro il vetro.

8 thoughts on “

  1. brianzolitudine ha detto:

    Molto intensa. Commovente la figura di quella vespa condannata. Carpe Diem, dolce Setari, che altro dirti. Vivi intensamente quello che resta. Io mi sono sorprero a fare questi stessi ragionamenti tra me e me, a immaginare il dopo-di-me-senza-di-me. Qualcosa ho visto, ma me lo tengo per me.Hugs!

  2. arden ha detto:

    L'ho un po' ridotta, l'ho potata di qualche ramo che forse ne intralciava la lettura. Non so se ho fatto bene o  no. Ma siamo in tempi di tagli, no?

  3. proteus2000 ha detto:

    hai fatto benissimo. Adesso mi piace molto di più. La chiusa è stupenda.

  4. arden ha detto:

    … e allora, lasciamo solo ciò che serve alla chiusa.

  5. brianzolitudine ha detto:

    lol ma me la stai liofilizzando! A me piaceva sin dall'inizio, speriamo che non ce la riduci all'ultimo verso!

  6. arden ha detto:

    Fra le mille incertezze del domanie le attese tremanti, in cui si sperache giunga presto l'attimo felice,il gesto sospirato, la parolache ci farà toccare il cielo con un dito,o che svanisca il calice, la prova- per qualche coincidenza fortunatao un gioco del caso, o il soccorsod'una mano, d'una voce buonache ci svegli sanati nel mattino -fra le mille sorprese e le smentitedi tante previsioni e profezie,fra le varie illusioni e delusioni,l'unica cosa certa, e che non mancadi farsi in ogni istante più vicina,è quella che si tace con gli amicie che pensiamo quando siamo solicol ticchettio di tarli o di orologinella stanza che affonda dentro il buio.Torneranno le albe grigie o rosae le sere coi cicli della lunae il profumo dei tigli o delle acacie,canterà ancora il merlo e l'usignolo,ma il nostro corpo non sarà più noi.L'abbiamo visto in altri, ma il pensieronon lo sa immaginare dall'interno,si spaura al confine col silenzio,pur tornando a cercarne la figuracome una vespa l'aria contro il vetro.

  7. colfavoredellenebbie ha detto:

    Credo che ciascuno di noi guardi il convitato di pietra silenzioso: lo avverte come l'amaro in fondo al frutto maturo, come l'inquietudine in un giorno compiutamente ben speso.E allora si riparte con la pazienza del cercare le voci, nel mattino, i tigli e le acacie, anche se si conosce la loro fragilità. Nuovamente ogni giorno.Tutta intera: io la amo così la tua poesia.

  8. arden ha detto:

    In fondo la difficoltà di rappresentarci quell'unica cosa certa che ci attende è una specie di impossibilità grammaticale: la scomparsa dell'io e del tu tra i quali si tesse l'incessante monologo interiore che siamo (monologo sempre dialogante).Quanto alla poesia, forse è vero che l'ho potata troppo. Forse per adeguarmi alla implacabilità del tema, ho finito col togliere tutte le foglie che si riferivano alla vita e al suo non decidersi a arrivare al punto, aprendo intralci di parentesi, cercando scappatoie e rimandando.Non che fosse un granché, nel suo complesso, però:-))

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