Cosa portò da Cuba il viaggiatore?
l'agonia d'una storia alla sua fine,
l'ombra delle prigioni in cui si muore
che muove nelle sere del regime
i fantasmi di donne in vesti bianche
tra i cartelloni della propaganda –
e la misera stampa – la tristezza
dei convegni culturali – le mezze
parole dei poeti, la fatica
del vivere con poco da mangiare –
la polvere spenta dalla pioggia – 
e lo sciamare dei connazionali
nostri in giro turistico sessuale.
E il mare, il paradiso di colori,
di piante tropicali foglie rami
tra cui nacque Calvino.  E per finire:
piccole teste d'aglio color d'ambra,
un vasetto di crema per le rughe,
e un libriccino in copertina nera
di un lungo amore senza il lieto fine.

2 thoughts on “

  1. nowhereman56 ha detto:

    Non è poco, questo bagaglio di ritorno. Ce n'è abbastanza per ricordare. Certo, da turisti non ci si può trasformare in ONLUS ambulanti, ma testimoniare è il gesto fondamentale di un essere sociale, che non campa solo di agoismo. Da te c'è sempre qualcosa su cui riflettere. Un caro saluto

  2. arden ha detto:

    Ti ringrazio, NM. È una poesia parassitaria: ho trascritto in sintesi le note di uno che tornando dai suoi viaggi sa non annoiarne gli amici col racconto.

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