Mentono i versi da me scritti prima,
specie quelli che mai più caramente
dicevano che avrei potuto amarti.
È che allora non vedevo ragione
che la mia fiamma così piena e grande
dovesse ardere in seguito più chiara.
Consideravo il tempo, i cui accidenti
a milioni s'insinuano tra i voti,
e mutano i decreti dei sovrani,
oscurano bellezze consacrate,
smussano il filo delle decisioni,
deviano i più saldi intendimenti
lungo il corso cangiante delle cose –
Ahi, paventando il tempo e i suoi soprusi,
perché non dire, 'Ora al culmine io ti amo'.
allora, quando di ciò ero sicuro
oltre ogni incertezza, glorificando
il presente, dubbioso del futuro?
È un bambino amore: non dirlo allora
avrei dovuto, concedendo piena
crescita a quanto sta crescendo ancora?

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Those lines that I before have writ do lie,
Even those that said I could not love you dearer:
Yet then my judgment knew no reason why
My most full flame should afterwards burn clearer.
But reckoning Time, whose million'd accidents
Creep in 'twixt vows, and change decrees of kings,
Tan sacred beauty, blunt the sharp'st intents,
Divert strong minds to the course of altering things;
Alas! why, fearing of Time's tyranny,
Might I not then say, 'Now I love you best,'
When I was certain o'er incertainty,
Crowning the present, doubting of the rest?
Love is a babe, then might I not say so,
To give full growth to that which still doth grow?

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