Cresce in forza il mio amore, anche se pare
più debole: ne faccio minor mostra,
chè mercanzia è l’amore che uno vanta
e va pubblicizzando in ogni dove.
Il nostro era nuovo, appena in verde,
quando io lo salutavo coi miei lai –
sul far d’estate l’usignolo canta,
poi, nel suo pieno, il flauto mette via.
Non che l’estate sia meno leggiadra
di quando lui in dolente melodia
faceva alta la notte e silenziosa:
è che un baccano di voci grava ormai
ogni fronda – e ogni soave cosa perde,
se ordinaria, in delizia, né più è cara.
Perciò a volte raffreno anch’io la voce,
per tema che il mio canto non ti gravi.

È una libera traduzione del sonetto 102:

My love is strengthened, though more weak in seeming;
I love not less, though less the show appear.
That love is merchandised whose rich esteeming
The owner’s tongue doth publish everywhere.
Our love was new, and then but in the spring
When I was wont to greet it with my lays;
As Philomel in summer ‘s front doth sing,
and stop his pipe in growth of riper days,
Not that the summer is less pleasant now
Than when her mournful hymns did hush the night,
But that wild music burdens every bough,
And sweets grown common lose their dear delight.
Therefore, like her, I sometime hold my tongue,
Because I would not dull you with my song.

4 thoughts on “

  1. vecchiatalpona ha detto:

    Non c’è che dire: una scusa ben costruita. Le coccole vanno bene solo nei primi tempi dell’amore: poi, quando l’amore è più forte, ciabatte e televisione. Tanto per non annoiare la moglie.

  2. arden ha detto:

    :-) Sì, è una scusa. Ma più che stanca, gelosa. Lui vorrebbe essere il poeta preferito, in virtù della verità del suo amore (anzi del "nostro amore": cioè di un amore che pareva ricambiato). Invece sono spuntati vari altri a poetare lì intorno, lodando il suo beneamato con grande profusione di versi "ordinari". Sicché lui (l’usignolo) tace per non unirsi al coro. Dice (e si contraddice, perché in verità lo dice in versi).

    Però forse sbaglio a pubblicare i sonetti così isolati e in disordine: questo fa parte di un gruppo in cui ognuno risponde all’altro, lo contraddice o ne approfondisce il senso, in una specie di colloquio interiore con se stesso (la sua Musa) e, insieme, con il destinatario, assente.

  3. nowhereman56 ha detto:

    E’ un bell’esercizio tradurre poesia. Non come la prosa (ne so qualcosa). Nella nuova lingua bisogna ospitare le immagini e i sentimenti originali, come traslocare un’atmosfera da una casa a un’altra. Un ingrediente necessario è la libertà che tu giustamente ti sei presa. Un saluto

  4. arden ha detto:

    Sì, è un bel lavoro. Inoltre, indipendentemente dalla riuscita, aiuta chi traduce a leggere meglio, a scoprire la molteplicità dei sensi. È come entrare in una casa dalle molte porte, dai molti specchi.

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