Di che parlavamo a tredici anni
nei pomeriggi lunghi dell’agosto?
di che ci scrivevamo nelle assenze?
Di romanzi, mi pare, e forse a volte
ragionavamo del futuro
o, che era lo stesso, dell’amore
– e ci appariva indefinito, immerso
in quella stessa luce dell’estate
che ci cresceva intorno senza tempo.

2 thoughts on “

  1. SiciliaL ha detto:

    l’altro giorno stetti leggendo altri poemi di agosti scorsi. Trovai i poemi de Palinuro -mai tradotti bene. Forse il ricordo si organizza come le stagioni, secondo le luci bisogna curarsi del vino o dei cappotti
    :)

  2. arden ha detto:

    Si tratta di anniversari. Non si dimenticano facilmente, alle loro stagioni.

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