CORPO di STATO*

Così ci vuole infine il brutto
Potere degli affari, vile alleato
ai tetri eredi dell’Inquisizione:
ostaggi in ceppi, prigionieri muti
entro il burka dei nostri corpi stessi,
dove non ci raggiunga dall’aperto
neanche più la libera carezza
d’un qualche dolce refolo di vento,
manipolati e frugati fino al cuore
dalle sue mani di violenza, impure,
obbligati alla dieta del Grande Fratello
sotto l’occhio e il bip dei suoi schermi,
sottratti a noi stessi, privi di volere,
impediti persino di morire.
Ci vuole vivi e privi d’ogni vita.

*il titolo riprende quello de il Manifesto di oggi.

12 thoughts on “CORPO di STATO*

  1. proteus2000 ha detto:

    Sottoscrivo, sillaba per sillaba. E stavolta l’apprezzamento per i versi (che mi piacciono, molto) passa in second’ordine.
    OT

  2. arden ha detto:

    Anche questo è un comunicato. Non più meteorologico, ma dei “tempi (bui) che corrono”.
    Grazie della solidarietà.

  3. unovalelaltro ha detto:

    il titolo è da prima pagina
    complimenti

  4. anonimo ha detto:

    Bello davvero.
    Spero solo che tutta la rabbia che con questa storia ho accumulato (e insieme a me tanti altri) non vada dispersa.
    Un argine vuole essere la mia rabbia.
    Un argine e un’isola, ove approdare insieme a chi prova gli stessi sentimenti…Un abbraccio vuole essere la mia rabbia in cui accogliere me stesso e tutti coloro che lo STATO perseguita.
    Giù la maschera, finta democrazia ! Ora o mai più.
    Ora e sempre.
    Ennio Quadri

  5. anonimo ha detto:

    ciao anna!

  6. triana ha detto:

    Bellissima. E poi, condivido tutto anch’io,come puoi immaginare, dolore,amarezza,rabbia, rabbia tanta. Ci vuole vivi e privi di ogni vita. E’ così,è terribile e dobbiamo dobbiamo trovare la forza di ribellarci. Un abbraccio

  7. unovalelaltro ha detto:

    vabbè, d’ora in poi leggerò il manifesto prima di arden :-)

  8. nonsonoqui ha detto:

    Condivido totalmente. Anzi, mi associo, con questi versi miei non molto dissonanti, mi pare:

    Ripeteva il discorso generale
    che era bella, ah com’era bella, e mite,
    nella sua incubatrice di cristallo
    Biancaneve in coma da vent’anni!
    E come stava bene! labbra rosa,
    pelle di seta, chiome ben ravviate,
    soltanto un tubicino trasparente,
    lieve, quasi invisibile, nel naso,
    qualche altro più nascosto forse altrove,
    lenzuola fresche, unghie ben tagliate,
    e il cervello a riposo, sgombro il cuore
    intento alla sua opera pompante.
    Una vita felice senza ambasce
    senza pensieri vani nè peccato:
    da augurare a ciascun figlio che nasce.

    Non a caso, il Monarca a sé la volle,
    e fece fuoco e fiamme per averla,
    con il plauso dei nani, dei druidi
    e un indice alle stelle di consensi
    dalle folle di sudditi e di astanti:
    ecco la sposa sua, ecco la donna
    figliatrice passiva in incoscienza,
    il sostegno del trono, sacra icona,
    modello di Vita e di Ubbidienza.
    Ma non andò secondo il verso giusto.
    Il messo portatore di Palazzo
    incespicò correndo per le scale,
    e si ruppe lo scrigno: evase allora
    con un colpo di tosse Biancaneve
    dalla prolissa morte dei suoi anni.

  9. arden ha detto:

    Benvenuto @Ennio. Tanta rabbia è vero. E ci vorrebbe sul serio un luogo in cui ritrovarsi, e trovare il modo di non disperderla.
    @Triana, lo so che condividiamo questi sentimenti. Forse la forza di ribellarci ce l’avremmo: quello che manca sono le forme, i canali. Ancora non facciamo che parlare, parlarci addosso, da lontano, isolati. Scoraggiati di trovarci in questa condizione di impotenza quasi infantile.

    @Unov, capita di non leggere le note;-)

    Ah, @Nonsonoqui, ma il tuo è proprio un vero poemetto! Anch’io concordo e ti sento consonante, come tu dici, e fra l’altro avevo a mia volta pensato a Biancaneve, ascoltando certi orribili discorsi del Monarca. Grazie per avere scelto di pubblicarlo qui:-)

    Un saluto a te, @Valentina:-)

  10. giuba47 ha detto:

    Lo condivido totalemnet… molto bello, Giulia

  11. colfavoredellenebbie ha detto:

    E come non condividere…

    E’ questa ‘quiete della non speranza’ di vittoriniana memoria a pesarmi addosso: è una brutta l’anticamera della rassegnazione.

  12. triana ha detto:

    Bellissima la poesia di nonsonoqui!

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