Nella luce che s’alza del mattino
il pensiero molesto sbatte ai vetri,
moscone intrappolato nell’interno
che non imbocca la finestra aperta
ma resta acquattato e non lo senti
finché non ritorna a picchiettare
contro il lume sul mesto comodino
– un ronzio intermittente senza uscita:
“Meglio morire inquieti di scontento
che composti nel freddo dell’inverno.”

2 thoughts on “

  1. anonimo ha detto:

    Anna, ti ho scritto, ma non mi ricordo più qual era la posta buona,
    Alcor

  2. Rea ha detto:

    Meglio morire inquieti di scontento?
    Chi lo dice si annoia molto

    Sulla follia delle mosche m’interrogo senza trovare risposta

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