informarsi

Continuare a leggere i giornali,
stesi nel dopopranzo sul divano,
passando dalle cronache ai commenti,
non è poi molto diverso
dal divorare vecchi memoriali
di eventi lontani, vissuti da altri
in un altrove d’altro tempo.
I mali sono simili o gli stessi,
pur se mutano i nomi e gli scenari,
e in ogni caso si resta impotenti
spettatori, sia pure appassionati
come chi assiste a una partita
in diretta oppure in differita.

Hanno a lungo tardato i lenti tigli
a schiudere quest’anno i loro fiori,
e la pioggia, che ha battuto violenta
sui campi tra i fossati in altre zone,
qui per delicatezza è scesa piano,
quasi senza rumore, attenta
a non rovinarne la dolcezza.

Ricetta d’autore

Fatta salva ovviamente la fortuna,
un uomo di Stato, che sia tale, usa
nel potere soprattutto la testa,
calcolando mosse e contromosse
come nel gioco degli scacchi,
avendo sempre chiaro l’obiettivo,
senza lasciarsi vincere e sviare
dalle emozioni del momento,
siano queste di maschio furore
o magari di umana compassione.
Insomma deve – sintetizzava
Napoleone, conversando,
già postumo a se stesso,
nei campi elisi grigi dell’esilio –
non avere né cuore né coglioni.

ai vetri

Liscio cemento il cielo alla finestra
che invano frugo sperando in una crepa,
mentre una snella mosca giovinetta
esplora i vetri lieve ed elegante
nella sua veste d’ali trasparente,
intenta a sue minuzie, ch’io non vedo.
Come non vede lei probabilmente
me che la guardo, e questa cieca tenda
di pioggia che compatta insiste
ed è tutto il giorno che non smette.

un filo di ozio

Da un muro sporco di periferia
una scritta avvisa ogni passante:
“C’è un filo della logica
e la gente vi inciampa”.
E io che sono appunto gente
per evitare tale intralcio
svicolo allora per analogie
e mi vengono in mente
il filo del rasoio e della spada
il filo che ricuce le ferite
il filo della calza e della maglia
il filo del bozzolo di seta
il filo che per attaccar bottoni
il filo d’olio per l’insalatiera
il filo della luce in altalena
ai finestrini lungo il treno in corsa
il filo con le rondini sospese
come note sul rigo di una nenia.
Il filo che muove i burattini
ingannandoli di libero arbitrio
il filo d’Arianna che conduce
in salvo l’eroe ingrato del mito
il filo spinato dell’orrore
che morde anche in sogno la memoria
il filo di fumo che s’innalza
dai melodrammi o che di colle in colle
segnala qualche cosa all’orizzonte.
Il filo dell’arco della luna
il filo dei ricordi che svanisce
il filo che si piega sulla cruna
il filo della schiena che si incurva
il filo di voce che ci avanza
il filo della vita che si spezza
sul traguardo del filo di speranza.
Il filo di questa filastrocca
che gira su se stessa e non ritrova
né il suo capo più né la sua coda.

Camminando

Dolce mattina chiara. In centro
dopo mesi, avevo in qualche istante
l’impressione, quasi come in sogno,
di sentirmi come ero sui trent’anni:
la stessa ebrezza di potere
spaziare lungo tutta la città,
sfiorandone i selciati con quel passo
senza peso, più del pensiero lieve.
Chissà, forse il rivedere certe vie
allora quotidiane e poi poco percorse,
forse un taglio di luce nelle Piazze
– o forse solo il sottile capogiro,
il senso quasi di venire meno
che dà la primavera quando è maggio.

Eroi moderni

Nei reparti di psichiatria si dice
che ormai non giri più nessuno
che creda di essere lui Napoleone.
La Storia non accende più la fantasia:
troppo sfocate le passate glorie
di conquistatori da leggenda
che travolsero i cuori di passioni
svanite come sogni di memoria.
Altre sono le figure in grado
di ossessionare oggi la mente.
Leggo, per esempio, stamattina
di un tale fermo nella convinzione
d’essere nientemeno che il potente
Corona Virus, lui in persona –
l’invitto eroe mondiale del presente.

(Notizie lette in un articoletto di Adriano Sofri su “Il Foglio” di oggi)

resistenza

Poche ormai nei mattini e rarefatte
le cinguettanti chiacchiere dai nidi
dei dolci passerotti e dei fringuelli
che all’alba salutavano chiassosi
l’amato maggio giovane di foglie.
Ora gazze tortore e cornacchie
hanno invaso di sgraziate voci
la colonna sonora del quartiere,
e litigiose si contendono i rami
dei poveri tigli scompigliati.
Tanto più miracoloso appare
il canto che resiste melodioso
di un eroico merlo solitario
alto sulla svettante antenna
nell’ora in cui si rasserena il giorno.

identità

Che sulla patente o il passaporto
debba apparire l’anno della nascita
da esibire ai pubblici ufficiali
è in fondo un abuso autoritario
che, non meno delle schedature
relative al dato anagrafico del sesso,
lede il soggettivo sentimento.
Lo sosteneva già la zia Giannina,
che usava infatti rendere illeggibile
con qualche macchia di caffè
la sua età – specie poi da quando
un doganiere, per farle a suo modo
un rustico e ammiccante complimento,
aveva detto cordialmente allegro:
Gallina vecchia fa, si sa, buon brodo…

capro espiatorio

Nell’angolo del prato, di fronte
a due dei bar del mio quartiere,
un tiglio è stato in poche mosse
ridotto raso terra in truciolato,
come si volesse cancellarne
ogni memoria e traccia: “Era morto!”
dice il capo dell’esecuzione,
smontando la tenda, per pudore
innalzata intorno al trucidato.
Ma fino a ieri pareva ancora vivo
e tutto verde di giovani foglie!
mormora amaro un astante scettico:
forse lo hanno massacrato
per fare posto ad un plateatico.