Nel fossato sfilano sussiegose
in livrea scura le papere
a pattugliare le vetuste mura
prive ormai di nemici e spie
– non fosse per un gatto
in agguato nell’erba della riva
fitta di più agevoli prede
tra fiori di convolvolo e di malva.

Di nuovo ora va girando sola,
la mia anima gemella
dal viso di capra grifagna
e il corpo di vespa solitaria
– madre che torna chiusa
nei suoi pensieri ai luoghi
dove per qualche anno usava
andare silenziosa con il figlio.
Forse mi nota come io noto lei,
come ci notavamo prima,
sempre a distanza, ignote
eppure simili, sorelle.

 

Può far caldo l’estate fin che vuole
col cielo bianco e zanzare e cicale
e il sudore che bagna le lenzuola:
che può accadere? Tutt’al più vi muoio.
Ma sarà tra le fauci del Leone,
d’amore liquefatta nel suo inferno.

Porta nuvole il vento e un peso
in cuore che non so decifrare:
un rospo forse, o un presentimento,
un rimorso che stento a ricordare,
un pizzico, chi sa, di depressione
– o magari cattiva digestione.

camminando

Danno conforto certi palazzotti
quasi millenari, con la pancia
e con le gambe storte
che non si sa come stiano in piedi,
e un senso di domestico affetto
di gratitudine e trepidazione,
come per vecchissimi animali
che ancora resistono
accucciati presso il focolare.