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Per far bella figura col Maestro
che ascolta tutto soppesando attento,
si è passati dal citare canzoni
e cantautori – come si abusava
in Parlamento da circa dieci anni –
ai versi di poeti e ai pensatori.
C’è chi sostiene sia, per quel che vale,
un buon segno, pur se esilarante,
se, per dar lustro alla propria esibizione
retorica ruffiana e disarmante,
si dà un’occhiata almeno a Wikipedia.

coscienze

Tanto per menare il can per l’aria,
e prendersela ovviamente col PD,
il facile bersaglio trasversale,
strillano tanti e tante perché poche
son le donne finite nel governo.
Minimo il clamore invece per il vero
scandalo sociale: le donne espulse
in grande massa dal lavoro.
Urge uno specchio
perché queste critiche coscienze
arrossiscano un poco nel vedere
che trave vergognosa hanno negli occhi.

rischi

Il timoniere, dice, è un grande esperto,
ma la nave è solo una carretta
piena di falle in mezzo alla tempesta,
e la ciurma rissosa è sempre quella
pronta a scompigliarsi non appena
dal cassero le giungano i comandi
degli scelti ufficiali di coperta.
Salvare poi chi nel mare affoga
non è facile, perché questi scalcia
non s’affida alla presa, si dibatte,
cerca di trascinarsi il generoso
verso il fondo – e infine non è detto
che riesca la prodigiosa impresa.

C’è chi spera comunque nei prodigi
di un tocco di magica bacchetta.
Ma le magie hanno un’incerta sorte
ci insegnano le fiabe degli antichi,
specie se i tempi sono molto stretti:
il cocchio apparso in grande sfolgorio
può ritornare zucca in un momento
mandando tutti col sedere a terra
tra un fuggifuggi di scorpioni e topi.

apparenze

In questo mattino di febbraio
di un fresco azzurro degno del Bellini,
un garrire di rondini improvviso
che s’inseguiva alto nel sereno
m’ha illuso di precoce primavera.
Ma era il nastro d’un irto macchinario
governato da due baldi operai
intenti a una ristrutturazione.
Fa piacere comunque e dice bene
la gioiosa vista nel sole precario
di chi pare che sappia il suo mestiere.

esterno

Fa caldo per essere Febbraio,
ed è fatica andare con il passo
dei giorni che ci parvero migliori.
Difficile distrarsi qui dal guasto
degli sconnessi marciapiedi
e sollevare gli occhi verso l’alto.
Pesa il cielo opaco sugli asfalti
e nessun volo ancora vi si leva
– anche l’erba china lungo i fossi
pare, benché germogli, sporca e smorta.

conclusione

Poi d’un tratto l’oggetto dell’amore,
che fu più ardente nell’ultimo guizzo,
ecco che mostra tra le braci spente
quanto misero fosse e senza pregio.
Ci mettiamo ora il cuore in pace,
ché abbiamo il terapeuta del dissesto,
l’uomo che bada ai conti e alla finanza,
il “migliore”, che, constatata l’agonia
di un sistema di inetti litiganti,
tenterà – Dio gliela mandi buona,
essendo questa l’ultima speranza –
di ridurre i loro spazi. Quanto poi
all’ansimante nostra democrazia,
non si sa la prognosi e il destino.

effetti indesiderati

“Son preoccupato”, dice un infermiere
alla cassiera del supermercato
già di primo mattino tesa e stanca.
“Non mi convince, sa, questo vaccino.
La prima dose m’ha infilato in corpo
una gran brutta voglia di lavorare:
mi faccio in quattro io solo nel reparto.
Figurarsi adesso, che domani
che mi tocca la seconda: magari
questa voglia mi cresce più bestiale,
e mi dura chissà dopo per quanto”.

poi quando

Sotto maschere occhiali e berrettoni
andiamo invecchiando nel segreto
lungo i gradini di questi mesi e anni.
Sarà poi dura un giorno, se e quando
per via ci incontreremo senza avviso,
riconoscerci ancora allo scoperto
dietro i nudi sorrisi dubitosi.