Se né bronzo né roccia, né la terra o il mare sconfinato
hanno tal possa che non sia da morte trista soverchiata,
quale difesa opporrà a questa furia la bellezza
che nell’azione è forte men di un fiore?
Oh, come può il dolce alito d’estate durare
contro il battere dei giorni che l’assedia,
se persino le imprendibili rocche
e le porte d’acciaio consuma il Tempo?
Oh pensiero tremendo! Ahi, dove può nascondersi il gioiello
più raro per sfuggire al forziere del Tempo che lo serra?
Che mano avrà mai forza di frenare quel rapido suo passo?
Chi potrà mai impedirgli la rapina del bello?
Oh, nessuno, tranne che lo possa questo miracolo:
che nell’inchiostro nero si serbi l’amor mio fulgente e chiaro.
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Since brass, nor stone, nor earth, nor boundless sea,
But sad mortality o’er-sways their power,
How with this rage shall beauty hold a plea,
Whose action is no stronger than a flower?
O how shall summer’s honey breath hold out
Against the wrackful siege of battering days,
When rocks impregnable are not so stout,
Nor gates of steel so strong, but Time decays?
O fearful meditation! Where, alack,
Shall Time’s best jewel from Time’s chest lie hid?
Or what strong hand can hold his swift foot back?
Or who his spoil of beauty can forbid?
O, none, unless this miracle have might:
That in black ink my love may still shine bright.
The power of ink. Ossia, detto più alla rusticana (monito dei scribacchini nerds ai playboy della riviera romagnola): ne tromba più la penna che la spider.
Dimenticavo: traduzione impeccabile
C’è da dire che gli inchiostri si sono fatti labili da un po’ di tempo in qua: svaniscono in poco più d’una generazione – e le penne sono diventate oggetto quasi d’antiquariato. Non so se si possa riporre fiducia nella durata dei file dentro la nube…